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martedì 15 settembre 2015

SONO STATI ELETTI CON UNA LEGGE INCOSTITUZIONALE, E MODIFICANO LA COSTITUZIONE E LIMITANO IL DIRITTO DI FARE OPPOSIZIONE E I DIRITTI DEI LAVORATORI

Il potere legi­sla­tivo sta tra­slo­cando sem­pre più velo­ce­mente dalle camere al governo, e ogni nuovo governo fa segnare un record. L’82% di leggi fatte dal governo Renzi supera le per­cen­tuali di Letta e ancor di più quelle con le quali si è chiusa la legi­sla­tura pre­ce­dente (durante la quale, cal­colo di Open­Po­lis, il 74% delle leggi è stato di ini­zia­tiva gover­na­tiva). Due sono i vei­coli con i quali lo spo­sta­mento si com­pie: il decreto legge e la fiducia.

Lo stru­mento pre­vi­sto in Costi­tu­zione per «casi straor­di­nari di neces­sità e urgenza», viene in realtà utilizzato per leggi che non hanno nulla di straordinarietà, ne tanto meno di urgenza. Alcuni casi: finanza locale, scuola, com­pe­ti­ti­vità, ospe­dali psi­chia­trici, stu­pe­fa­centi, uffici giu­di­ziari, stadi, con­ces­sioni auto­stra­dali...
Lo stru­mento non è certo nuovo: pre­vi­sto nei rego­la­menti dagli anni Set­tanta è esploso al tempo del secondo governo Ber­lu­sconi soprat­tutto per con­trol­lare la mag­gio­ranza, e così è stato sem­pre uti­liz­zato. Ma non era ancora diven­tato il mezzo pre­va­lente di appro­va­zione di una legge. 

L'ex pre­si­dente della Repub­blica Napo­li­tano è inter­ve­nuto con­tro l’abuso di decreti e fidu­cie dal 2008 pra­ti­ca­mente ogni anno, per richia­mare diversi governi; negli ultimi due anni non ha più affrontato l’argomento. Renzi ha per­sino recu­pe­rato l’antico pre­ce­dente (1986) della fidu­cia in nega­tivo, usan­dolo per bloc­care un emen­da­mento. E ha messo la fidu­cia anche su una legge delega, il jobs act al senato.

È andata così: il governo ha chie­sto di essere dele­gato a cam­biare lo sta­tuto dei lavo­ra­tori. La com­mis­sione del senato ha pro­po­sto di cir­co­scri­vere l’ambito della delega, per avvi­ci­narla a quello che pre­vede la Costi­tu­zione (art. 76, «deter­mi­na­zione di prin­cipi e cri­teri diret­tivi»). Il governo ha insi­stito per avere una delega in bianco, non ha citato nel testo l’articolo 18 ma pre­mier e mini­stri hanno chia­rito l’intenzione, il lavoro del senato è stato azze­rato e impo­sta la fidu­cia. E così, mal­grado si stia par­lando di un capo­saldo del diritto del lavoro nella Repub­blica fon­data sul lavoro, i par­la­men­tari non hanno avuto alcuna pos­si­bi­lità di inter­vento.


Nel caso della riforma della Costi­tu­zione il governo ha assunto diret­ta­mente l’iniziativa (cam­biando 44 arti­coli su 139). Accanto ai grandi temi come la sosti­tu­zione di una camera eletta dai cit­ta­dini con una sele­zio­nata dalle élite ter­ri­to­riali di par­tito, la pro­po­sta con­tiene una novità per limitare l'azione delle opposizioni. Si tratta del cosid­detto voto a data certa: l’esecutivo potrà imporre al par­la­mento di votare entro 60 giorni (o meno) un testo con­si­de­rato essen­ziale per l’attuazione del pro­gramma (ci butteranno dentro qualsiasi cosa), facendo deca­dere tutti gli emen­da­menti appro­vati nel frat­tempo. Lo stru­mento non sosti­tui­sce, ma affianca i decreti legge.
Il voto a data certa è pre­vi­sto anche nella bozza di nuovo rego­la­mento della camera, dove non viene intro­dotta alcuna limi­ta­zione agli stru­menti di cui oggi si abusa. Al con­tra­rio il nuovo rego­la­mento toglie molto spa­zio di mano­vra alle oppo­si­zioni, can­cel­lando in un colpo solo i clas­sici metodi di ostru­zio­ni­smo come gli ordini del giorno in caso di fidu­cia e il dibat­tito sul pro­cesso ver­bale. Eppure, con le regole attuali e anche oltre le regole, il fili­bu­ste­ring è già addo­me­sti­cato, prova ne sia l’approvazione al senato pro­prio della riforma costi­tu­zio­nale, quando il pre­si­dente Grasso per favo­rire il governo si asse­gnò un potere non pre­vi­sto per abbat­tere a migliaia gli emen­da­menti delle oppo­si­zioni.

lunedì 7 maggio 2012

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